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In Focus
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Retrospective: Framed Horizon

 
© «Land of Plenty»Framed Horizons, 2004 by Win Wenders

Se volete accostarvi al cinema americano con l’aiuto di qualche bel quadro, dovreste dare un’occhiata ai lavori di Charles M. Russel e Frederick Remington. Questi due pittori di frontiera ci ricongiungono con i film di John Ford, proprio come Norman Rockwell evoca I migliori momenti di Frank Capra. Ma dopo che il West venne conquistato e i grattacieli iniziarono ad andare ancora più su, un solo pittore catturò l’atmosfera dell’America urbana, influenzando registi come Hitchcock, Lynch, Wenders e molti altri.

Le opere di Edward Hopper sono caratterizzate da un forte senso della narrazione. Vi ritroviamo l’atmosfera, la promessa di un qualcosa, ma anche il peso del passato. Non sorprenda il fatto che il suo ‘House by the Railroad’ abbia così influenzato Hitchcock nella lavorazione di Psycho. E anche se Hopper prediligeva gli interni per le sue ambientazioni, in tutte le sue opere ritroviamo molto movimento: c’è sempre qualcuno che cammina, o una persona che, in solitudine, compie delle azioni. Attraverso le sue immagini si fa esperienza di un momento sia privato che pubblico. I suoi dipinti ricordano le inquadrature di un film: lo spazio e le luci sono simili a quelle utilizzate per creare le atmosfere dei noir, come la sensazione di movimento è la stessa delle strade aperte e dell’orizzonte con cui Wenders ci accompagna nella sua ricerca dell’America.

In questo modo, Hopper diventa parte del suo sforzo per capire il paesaggio americano: non tipicamente europeo, ma nemmeno hollywoodiano. In Crimini invisibili, Wenders riesce a ricreare sullo schermo ‘Nighthawks’, il più famoso dipinto di Hopper. E come David Lynch cattura il mondo interiore dei suoi dipinti, con le scorrazzate notturne nell’America suburbana, così Wenders predilige le superfici e la ‘composizione dell’immagine’, elementi spesso riprodotti dal pittore, prima di riconquistare gli spazi aperti, raggiungendo una nuova città nella prateria (la locandina di Don’t Come Knocking ricorda Hopper come non mai).

Allo stesso modo in cui un buon road movie ci lascia vivere un momento del suo viaggio verso il domani, i dipinti di Hopper danno la sensazione di presenza senza tempo, la sensazione di muoversi e, allo stesso tempo, di rimanere immobili.

Atso Pärnänen

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