
La zoomata lenta, duratura e decisa che apre il film di Ichii Masahide rende palese un fatto: si va in profondità . Ambientato infatti sullo sfondo di uno scenario rurale e molto (davvero molto) tranquillo, Naked of Defenses (Mubobi), è uno di quei film il cui titolo agisce come diagnosi perfetta della vita del suo principale protagonista.
Si tratta della signora Kinoshita, operaia in una industria di materiali plastici e il cui lavoro, per guadagnarsi da vivere, consiste nel rintracciare pezzi difettosi. In breve tempo, e con lo stesso esame minuzioso che detta il suo lavoro, ci viene mostrata la relazione distante che ha (o piuttosto non ha) a casa con il marito. Lo zoom è ora concentrato su di lei e vi rimarrà fino ai titoli di coda. Il film non si libera mai da questo approccio analitico, il quale anzi viene utilizzato per esaminare attentamente le reazioni della signora Kinoshita quando una vivace donna in gravidanza, viene assunta in fabbrica, costringendola così ad affrontare i propri sentimenti soppressi e la sua storia personale.
Il freno che caratterizza il personaggio è ciò che mantiene il film ben saldo, guidando la narrazione e fissandone il ritmo. La perfomance fisica della protagonista principale (basata su un linguaggio corporale smorzato e dolorosamente contenuto) è la vera star, la storia e il palcoscenico in questa storia catartica, di una donna che necessita di tornare indietro alle cose basilari ed imparare a come concedersi di essere nuovamente felice. Anche se, alla fine, ciò possa significare diventare una fontana di lacrime.
Agustin Mango