
Nel mondo contemporaneo, nonostante tutti gli sviluppi conseguiti dall’umanità, l’essenza della nostra società è sempre la stessa: le relazioni umane. Stabilire legami affettivi e costruirsi una famiglia sono attività fondamentali della vita umana. In quest’universo, una delle parti più intriganti ed essenziali è quella giocata dalle madri. Presenti o meno, devote o meno, felici o meno, le madri sono il più importante punto di nella sfera familiare, e questo ruolo non è ignorato dai cineasti. Al Festival di Alba questo tema è molto presente, giacché è affrontato a diverso titoli in ben quattro film.
The Stranger in Me (Das Fremde in Mir) rompe un grande tabù raccontando la storia dolorosa di una donna con depressione postnatale. All’inizio del film, vediamo una donna incinta, bella e felice, che attende la nascita del suo bambino assieme al marito. In parallelo, veniamo a sapere che cosa le accadrà quando il bambino sarà nato. Non riesce a provare affetto verso di lui quindi scappa. In seguito, allo scopo d’instaurare una relazione con suo figlio, dovrà imparare come essere madre mentre deve affrontare i pesanti giudizi degli altri. Nella nostra società, non è permesso esprimere le sensazioni che la maternità porta, altrimenti si rischia d’essere viste come madri negligenti. Il film combatte contro questo pregiudizio, mostrando chiaramente la sofferenza della donna.
Naked of Defenses (Mubobi) segue un’idea simile, ma qui l’angoscia è invece connessa al desiderio irrealizzato di maternità, all’assenza di un figlio. Questo film ci presenta Ritsuko, che conduce una vita piuttosto ordinaria: lavora in una fabbrica e vive con il marito, col quale parla appena. Tutto cambia quando incontra la nuova impiegata della fabbrica, che è incinta. Quando l’amicizia si sviluppa tra loro, Ritsuko ricorda un suo traumatico aborto. In seguito a quell’evento ha cominciato a prendere sonniferi e il suo matrimonio è crollato a pezzi. La gentile Chinatsu porta Ritsuko a tentare un nuovo inizio, ma anche a interrogarsi sulla giustizia della vita. Il film è pieno di dolore, viaggio profondo nei sentimenti materni.
In contrasto, Treeless Mountain non si concentra sui sentimenti della madre, ma su due bambine – in particolare sulla più grande, che deve assumersi la responsabilità e la cura della sorellina. Dapprima, le bambine vivono con la madre impegnata e distante, e il modo in cui cercano attenzione e amore è tremendamente triste. Poi, la madre decide di mettersi alla ricerca del padre, lasciando le bambine con una zia che non dimostra alcun affetto nei loro confronti. Mentre attendono che la madre torni e cercano di riempire il loro salvadanaio a forma di porcellino, debbono cercare amore all’interno della loro relazione. Nel film non c’è alcun giudizio negativo verso la madre, solo due bambine che cercano di accettare la durezza della vita.
Un altro film in cui la madre è assente è No Puedo Vivir Sin Ti. Wuhsiung vive con la sua figlioletta di sette anni, con la quale ha uno stretto legame. Ancora una volta, non vi è alcun giudizio contro la donna che li ha abbandonati; per contro, il regista Leon Dai mostra tutti gli sforzi che questo padre devoto fa per tenere la figlia con sé. In quanto non legalmente sposato con la madre della bambina non può iscriverla a scuola, e presto I servizi sociali iniziano a cercarlo per sottrargliela. È un ritratto disperato della burocrazia a Taiwan, e anche della lotta di un padre per essere rispettato.
Sebbene questi film abbiano focus differenti, essenzialmente tutti mostrano l’importanza delle relazioni primarie: la maternità, con tutti i profondi sentimenti coinvolti, è centrale. Si tratta di una selezione che racconta di diversi tipi di relazioni umane e che si allinea ad uno dei temi portanti del Festival di Alba, “Passione e legami”.
Martha Lopes