
Episode 3 è parte di un trittico. Puoi dirci qualcosa sul progetto complessivo?
La prima e ultima parte sono completate; la seconda è in fase di produzione. Si può dire che cerchino tutt’e tre di spiegare come i produttori dei media diano forma al mondo; come lo dividono in piccoli bocconi ‘pronti a essere mangiati’ – rendendolo in questo modo più facile da consumare per il pubblico e soddisfando pure i suoi bisogni. La guerra non si combatte sui campi di battaglia con bombe e granate; ciò che conta è vincere il supporto degli spettatori. Per riuscirci, bisogna
dare loro ciò di cui hanno bisogno e che desiderano. I giornalisti, quindi, vanno nelle zone di guerra e chiedono alle popolazioni locali “come state?”. Sulla base di questi bocconi ‘pronti a essere mangiati’, io devo decidere chi sono i terroristi ‘cattivi’ e chi sono le ‘povere’ vittime. Io
lo chiamo il mondo come paradiso per uno spettatore.
Come hai svelato questi meccanismi in Episode 1 (2003)?
Ho realizzato Episode 1 durante la guerra in Cecenia. Mi sono recato lì come delegato della platea degli spettatori, un pubblico che è interessato principalmente a se stesso. Non ho quindi chiesto alla gente come si sentisse prima che gli venissero amputate le gambe e altre domande di questo tipo. Ho chiesto invece loro come pensassero stessi io. Se pensavano che fossi bello o come dovessi sedurre la mia fidanzata che stava a Bruxelles. Ho chiesto loro ogni tipo di domanda sulle mie preoccupazioni personali e loro hanno reagito. Ho ribaltato le domande perché in realtà riguardano più come stiamo noi e meno come stanno loro.
In Episode 3 adotti diversi ruoli: passi da giornalista ad assistente sociale, da esploratore a missionario che consiglia ai congolesi di ‘accettare la propria povertà’. A che punto il Renzo che vediamo nel film è un personaggio?
Sono un personaggio, ma interpreto me stesso. Ho cercato di essere il più realistico e sincero ambasciatore di noi stessi. Questo significa che sono un po’ interessato a loro, ma non troppo. Penso siano un po’ stupidi, altrimenti non sarebbero stati poveri e loro avrebbero colonizzato noi. Se Bono e Madonna cantano canzoni e aiutano l’Africa, io posso fare lo stesso. Voglio aiutarli, ma non se questo significa che i prezzi dei nostri prodotti aumenteranno - allora preferisco che loro siano un po’ più poveri. Per rendere il progetto più realistico, era
necessaria una messa a nudo dell’essere umano Renzo Martens. Quindi, sì, sono anche davvero molto me stesso.
Gerdien Smit