
Vedendo questo film, diretto da Franklin J. Schaffner, diventa palese che nulla è cambiato nell’atteggiamento politico dagli anni ‘60. Nel mezzo di un congresso di partito per la scelta del candidato presidenziale, due uomini sono in corsa per divenire “the best man” (il migliore).
William Russell (Henry Fonda) sembra essere il più integerrimo, nonostante gli scandali creati dalle sue avventure extra coniugali. Inizialmente, si rifiuta di giocare sporco al fine di sconfiggere il suo avversario più potente/quotato, Joe Cantwell (Cliff Robertson). Ma, come sempre, nessuno può avere fiducia nei politici.
Joe, d’altro canto, è evidentemente è una macchina da guerra della politica che pratica la filosofia del “fine giustifica i mezzi”. Secondo presidente uscente, Art Hockester (Lee Tracy) – sorta di mentore per entrambi i candidati – Joe e Russell giocano con la politica come lui gioca a polo. L’amaro sapore del potere (The best man, 1964) è un film ricco di dialoghi che mostra le strategie adottate dalle fazioni politiche per costruire l’immagine dei propri candidati e conquistare più voti.
Utilizzando dialoghi lunghi, ma veloci e ironici, le scene sono generalmente costruite in modo da non assumere mai le parti di nessuno dei due o giudicare se si comportino correttamente o no. Un ritratto preciso ed efficace dei giochi politici e del potere della retorica
Estela Cotes