
Considerato il sequel de Il Bacio della Pantera (Cat People, 1942), Il Giardino delle Streghe, commuta il paradigma soprannaturale del suo predecessore in una semplice dissertazione psicologica sul comportamento infantile. Ambientato anni dopo gli eventi narrati nel primo capitolo della serie, la storia segue la vita apparentemente tranquilla di Oliver e Alice (i due sopravvissuti de Il Bacio della Pantera) e della loro figlioletta Amy. La bambina passa la maggior parte del suo tempo sola, allontanandosi dei suoi possibili amici e isolandosi in un mondo tutto interiore, che include pure un’amica immaginaria: Irina. Descrivendo il comportamento di loro figlia con un “tutto ciò è nella tua testa”, piuttosto che con “qualcosa si nasconde nel bosco”, Oliver e Alice fungono da evangelisti del buon senso e del conformismo. L’orrore che aleggia sul film non inquieta Oliver e Alice, i quali si comportano come psicoterapeuti infantili dilettanti.
Una storia parallela coinvolge una vicina di casa, la Signora Farren, anziana attrice che attrae Amy verso un universo potenzialmente pericoloso ma, che in seguito, si rivela essere solo espressione dello stile di vita teatrale, di una stella che ha da tempo smesso di brillare. La signora Farren e la sua casa, caratterizzata da orrori immaginari, sono il perfetto generatore di mistero, che getta continuamente delle ombre sul lieto fine, messo in salvo in maniera sistematica da Oliver e Alice, rappresentanti del lato luminoso della strada. Qui rintracciamo la qualità sempreverde di questo film, ossia la sua capacità di affrontare il male e le tenebre con una narrazione e uno stile registico sottile e suggestivo.
Mark Racz