
Secondo Risi, Berlusconi era un ‘magnifico carattere cinematografico’, un ‘vero ’mostro confrontato ai mostri quotidiani, mostriciattoli che ritrasse nel suo film ad episodi I mostri (1963) e più tardi I nuovi mostri (1977), co-diretto con Mario Monicelli ed Ettore Scola. Lamentò pure l’attitudine dei registi italiani affermando “Gli americani l’avrebbero già fatto”. Risi si domandava perché il cinema italiano non avesse lo stesso coraggio di affrontare la realtà contemporanea. Accusò i registi di raccontare solo le proprie storie private quando in quegl’anni v’era una tale ricchezza di argomenti. Si domandava perché le cose andassero così. Erano spaventati dal potere? Temevano di essere esclusi? Volevano essere cortigiani o davvero non vedevano oltre se stessi?
Le affermazioni rilasciate da Dino Risi nel 2002 paiono sottoscrivere l’idea generale del programma They have a dream: Passione politica e civile fra Italia e Stati Uniti. Il festival ha cercato di dimostrare come il cinema americano è sempre stato più efficace nell’espressione delle idee politiche in confronto al cinema italiano. Secondo Bruno Fornara, uno dei curatori del festival, il titolo della sezione avrebbe dovuto essere: “Loro (gli USA) hanno un sogno e noi (l’Italia) no”.
Malgrado la sua dichiarazione precedente di essere troppo vecchio, Risi confessò nel 2005 al Corriere della Sera di aver scritto una soggetto con il titolo provvisorio L’arrampicata in cui Berlusconi si riconosce lontano un miglio. Lo propose a diversi produttori i quali lo trovarono tutti molto divertente ma alla fine nessuno era interessato. Risi scherzò dicendo che l’unica soluzione sarebbe stata se Berlusconi stesso fosse stato il produttore. Ma sarebbe passato solo un anno per l’arrivo del primo film su Berlusconi: Il Caimano, diretto da Nanni Moretti. Il film tratta in verità anche le difficoltà sul fare un film su Berlusconi. Fu distribuito appena prima le elezioni del 2006. Risi apprezzò molto il film nel quale veniva citato due volte.
L’anno scorso Dino Risi è morto a 91 anni. Il Festival di Alba proietta due dei suoi film più politicamente connotati: Una vita difficile (1961) e In nome del popolo italiano (1971). In passato, Risi non è stato onsiderato un cineasta impegnato dall’intelligentsia di sinistra, ma, in verità, è stato un maestro nel cogliere l’aria dei tempi e nel porre l’Italia di fronte ad uno specchio, affrontando temi seri e importanti con leggerezza e ironia. Dietro il suo caratteristico approccio dolceamaro si celava una critica sociale tagliente.
Pochi giorni dopo la chiusura del festival, gli spettatori italiani potranno
vedere in sala un film di Enrico Oldoini da lui stesso definito il ‘terzo capitolo’ della saga dei film a episodi di Risi I mostri e I nuovi mostri. Il titolo di questo nuovo film non sarà una sorpresa: I mostri oggi. In 17 episodi anche questo ‘seguito’ metterà alla berlina i vizi, paure e debolezze dell’Italia contemporanea. La sua attenzione, però, sarà sull’aspetto sociale e non su quello politico. Sarà quindi improbabile
che tra i mostri di Oldoini ve ne sia uno che si chiama Berlusconi. Ad ogni modo, il 27 marzo si potrà verificare se I mostri oggi sarà all’altezza dei suoi graffianti predecessori.
Gerdien Smit