
Un Si Beau Voyage del regista franco-tunisino Khaled Ghorbal racconta la storia di Mohammed, un immigrato tunisino a Parigi. Pensionato a causa di un’infermità, che lo condurrà alla morte, Mohammed è costretto a lasciare il dormitorio in cui ha alloggiato per diversi anni. Non avendo più un posto dove andare, decide di far ritorno in Tunisia, per scoprire che anche il suo paese è cambiato negli anni. In tal senso, la vita può essere dura per un immigrato.
La costante sensazione d’essere un outsider in un paese straniero si rivela ancor più amara al momento del ritorno al proprio paese natale. Dopo aver esperito l’alterità per molti anni, ci si può sentire alienati anche rispetto alla propria patria. La cultura e le tradizioni del proprio paese, che disperatamente s’è cercato di conservare attraverso gl’anni, sembrano ora poco familiari, talvolta persino “straniere”. Quando si è un immigrato, si è per sempre destinati alla solitudine. Questo duro aspetto dell’immigrazione è sottolineato con efficacia in Un Si Beau Voyage.
Perché dunque la gente migra verso altri paesi? Quale è la ragione principale che spinge a lasciare la propria patria e a partire verso terre lontane e sconosciute? È la speranza di un futuro migliore? È la speranza di trovare il paradiso - una “terra promessa” – alla fine del viaggio? Queste sono gl’interrogativi sollevati da Nulle Part Terre Promise, del regista francese Emmanuel Finkiel. Il film racconta tre storie che si sfiorano: un gruppo di curdi cerca di attraversare illegalmente le frontiere per raggiungere il Regno Unito; un giovane manager sovraintende alla delocalizzazione di una fabbrica dalla Francia all’Ungheria, nonostante le proteste dei lavoratori; una studentessa viaggia attraverso l’Europa, mentre filma persone calpestate dalla vita. Assai diverse a prima vista, le storie si connettono l’una all’altra in quanto si occupano dell’attraversamento dei confini e delle diverse ragioni che lo motivano.
Il film solleva una ridda d’interrogativi, facendo sì che lo spettatore si domandi come le storie di queste persone andranno a finire. Riusciranno mai gl’immigrati curdi a sentirsi sicuri e felici nel paese verso cui stanno migrando? Gl’europei li tratteranno come ospiti indesiderati, in visita per un breve periodo, o saranno infine accettati dalla società? Riuscirà il giovane manager a superare il senso di colpa? E riuscirà la studentessa a raggiungere la persona che cerca disperatamente di chiamare lungo tutto il film? Riuscirà infine a superare la noia in cui sembra galleggiare?
Gl’immigrati sono sempre stati un importante fattore nella storia dell’umanità. Nel migliore dei casi sono stati considerati come ospiti indesiderati. Sebbene sia esistita una minoranza che li ha visti come esseri umani con eguali diritti, per la maggioranza sono sempre stati e ancora sono la fonte di tutti i mali della società.
La “terra promessa” non è facile da trovare, e la vita di un immigrato non è priva di problemi. Come ha bellamente scritto Ingeborg Bachmann nella sua poesia Esilio:
indesiderato nelle dorate città / e nella campagna verdeggiante/ già da tempo radiato/ non mi occupo di nulla.
Ilkin Mehrabov