
La collaborazione fra Amiel e Finkel non è recente. In parallelo al suo lavoro di attrice Amiel ha perseguito carriera come assistente regista, in film come La Chose Publique di Mathieu Amalric and Cache Cache di Yves Caumon. Prima di lavorare in Nulle part, Terre Promise ha assistito Finkel nel suo precedente film Les Européens, Amiel sta anche cominciando a dirigere i propri film. Nel 2007 ha scritto e diretto il suo cortometraggio di debutto, Faccia d’Angelo, su un vecchio e dimenticato pugile che si confronta con i propri ricordi. Molti di questi film sono stati prodotti dalla casa di produzione indipendente, basata a Parigi, Les Films du Poisson, per cui lavora Amiel.
Il teatro e il cinema sono sempre stati parte integrante della sua vita, sin da tenera età. “Passi tutta la vita a guardare i film degli altri e poi un giorno all’improvviso senti che devi girare il tuo. Queste cose non possono essere spiegate, funziona semplicemente così”, sostiene. “C’è la passione, c’è il lavoro artistico e poi, c’è la necessità. Non posso lavorare senza dare me stessa completamente. Non conosco nessun altro modo”.
In Nulle Part, Terre Promise, la troupe non sapeva mai cosa stava facendo, ma siccome tutti avevano profonda fiducia nel regista, lo facevano comunque. Amiel ha anche forti convinzioni a proposito del ruolo dell’arte nell’industria cinematografica. “Il nostro cinema al giorno d’oggi è una forma di resistenza”, dice, riferendosi ai lavori in cui è stata recentemente coinvolta. Crede che film come Nulle Part, Terre Promise si costruiscano molto più al momento delle riprese che al momento della scrittura. O, come lo definisce lei, “Filmiamo i fenomeni”. Lo compara pure al cinema di Jean-Luc Godard e Jacques Rozier per la sua libertà, dando parte del merito all’equipaggiamento digitale che permette alle troupe cinematografiche d’essere più leggere che in passato. “Ma c’è ancora molto da imparare in questo campo”, crede Amiel. “Possiamo girare di più. Ma poi, dobbiamo scrivere di più. Anche se si è in grado di girare in maniera più leggera e con più libertà, ciò non significa che si debba girare qualunque cosa”. L’essere in questo milieu da lungo tempo ha dato ad Amiel esperienza: “Talvolta sentiamo qualcuno dire che è sempre stato così. Ma non è vero. Il cinema digitale è qui per mostrarci che le cose possono cambiare”.
E in futuro, cosa possiamo aspettarci da Elsa Amiel? Assisterà di nuovo Mathieu Amalric per il suo nuovo lungometraggio, Tournée, che inizierà presto le riprese; dirigerà un mediometraggio il prossimo inverno a Budapest; e al momento sta scrivendo la sceneggiatura del suo primo lungometraggio. Per quel che riguarda la recitazione, dice d’essere pronta a farsi trascinar via di nuovo ad ogni momento, ad una sola condizione: “Fintanto che c’è passione!”
Joao Candido Zacharias