
Insieme al riflusso degli anni ’80, dopo le lotte sociali degli anni ’60 e ’70, le telecamere abbandonano le fabbriche. Hollywood ama gli operai, ma solo se stanno lottando per diventare pop star (come la super sexy Jennifer Beals in Flashdance). Ma se vi capita di guardare alcuni dei bei film che passano al festival e che hanno a che fare con la working class (come il meraviglioso In fabbrica di Francesca Comencini, o Signorina Effe di Wilma Labate), scoprirete che c’è un cambiamento in corso. Non tutti gli operai vorrebbero essere qualcos’altro: la maggior parte è orgogliosa di fare esattamente quello che fa. Il cinema sul lavoro dà sempre l’impressione di appartenere solo a registi politicamente molto attivi; ecco perché è diventato un tema troppo spesso relegato alla nicchia del cinema d’impegno. Ma una commedia amara come Irina Palm parla dell’importanza del lavoro da un punto di vista apolitico e originale. Altri film, come Signorina Effe, hanno un approccio più storico. In fabbrica è un documentario che ripercorre la storia degli operai della Fiat attraverso le loro parole.
Torino è stata fino a poco tempo fa la città degli operai, la sua fortuna è stata costruita sul loro sacrificio: è quindi importante che il suo principale festival dedichi un premio speciale proprio al cinema del lavoro: il premio Cipputi. Cipputi è un personaggio dei fumetti così famoso che ormai gli italiani lo considerano una persona vera. E’ una storia molto italiana, molto torinese. Ma sono storie di persone comuni di ogni luogo, con differenze locali e somiglianze globali: un perfetto tema globale.
Forse gli uomini non si realizzeranno completamente nel lavoro, come sosteneva Marx, ma sicuramente vi si realizzano per una parte molto importante. E poi al cinema piacciono gli eroi, e gli eroi non sono solo quelli con il mantello; a volte sono semplicemente le persone che hanno avvitato i 10000 bulloni di un’auto che così può essere guidata.
Marta Musso